20 marzo 2014

CERCO UN CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE

Cerco di mettere a fuoco; tante cose che ronzano in testa, progetti - desideri - impegni e bambini belli con cui stare.
Oggi pomeriggio Davide inizia un percorso con una neuropsicomotricista; tre incontri individuali per cercare di capirlo e, quindi, per aiutarlo a rasserenarsi e a governare meglio se stesso.
Io sono incredula rispetto a una serie di avvenimenti di questi ultimi tempi...
Non sopporto più le parole... soprattutto quando arrivano a sproposito.
E trovo che sia una grande dote essere amici silenziosi.
Insomma... ho una gran voglia di solitudine.
Avere tanti figli, essere in molti moltiplica non di poco le conoscenze; tante mamme, tanti bambini e un mondo pieno, proprio pieno di esperienze e sapori...
Questo è fantastico! 
Molto emozionante, eccitante e istruttivo; mi piace esserci, mi piace che i miei figli si accorgano di essere circondati da "tanto" e sono contenta quando riusciamo a essere rete per altre famiglie.
Essere in tanti vuol anche dire ascoltare molto; e io cerco di farlo al meglio...
Arriva il periodo però in cui non ne posso più.
Adesso è così; mi piace, banalmente, l'allegria dell'essere tanti e questo vortice di persone che ci accompagna. 
Ma se il sorriso viene scambiato (sempre) per agio (in tutti i significati che può assumere) e autorizza a impacchettare me, la nostra vita e le nostre scelte, etichettando e classificando, allora no... non ho più voglia. 
Silenzio....
Francesco mi sta insegnato a non spettegolare più e a pensare bene. Ed è per questo che ho scelto di "tagliare" via: situazioni e persone.
Abbiate pazienza; piccole grandi delusioni che mi portano a riflettere...

Gli amici che perdurano nella nostra vita, anche a distanza, sono piene di tanta bellezza, non c'è dubbio...
Perché tempo per parole vuote, chiedo scusa, non ne abbiamo ... che già si fanno i turni in auto e a tavola per raccontare parte della nostra giornata...

Una persona un giorno mi ha scritto: "Durante i giorni che siamo stati a Torino ho avuto modo di passare tantissimo tempo con nonno, cosa che non facevo da tanto tempo. Abbiamo parlato, chiacchierato, mi ha raccontato tante cose di quando i figli erano piccoli, dei tanti lavori e sacrifici. Lunedì mattina poi, in piazza Castello, ha ricevuto una telefonata da un signore che seguono con la Caritas; ha una storia di sperpero e gioco d'azzardo alle spalle e che secondo me, dalla conoscenza che ho, è decisamente troppo esigente e troppo poco riconoscente, come se tutto gli fosse dovuto pronto e servito. Ne parliamo e discutiamo, ed esprimo la mia opinione, lui mi guarda, e con una semplicità unica mi dice "Sai, c'è sempre una ragione dietro la povertà di una persona, ma non sta a noi dover giudicare, noi dobbiamo aiutarlo perché povero"... io sono rimasta di sasso. 
Ti giuro me l'ha detto con una serenità e "nobiltà" che mi hanno veramente colpito".




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