29 novembre 2013

INFANZIA = FUTURO


Non posso fare molto... se non RINGRAZIARE urlando a più non posso, per la professionalità e l'umanità incontrata in questi anni di scuola e prima formazione dei miei figli.


FERRO DA STIRO...

                                                  

Adesso mi rilasso in poltrona e vi racconto.
Non che io sia proprio una casalinga... con i fiocchi, per intenderci.
Sta il fatto però che in casa siamo in sei.
Per cui alla fine la quadra occorre trovarla.
Ho testato (si può dire così?) un ferro da stiro e adesso ve ne parlo.
Mi diverte molto farlo perché chi mi conosce sa che generalmente parlo di trapani, resine, colle, pezzi di vetro e vecchi pc da riciclare.
Invece oggi vi parlo di un ferro sa stiro: Philips Perfect Care Aqua. E lo faccio proprio volentieri! Non perché sono impazzita ma perché questo aggeggio è sul serio una figata (me lo concedete?).
Ma quando mai mi è capitato di stirare montagne di vestiti di tutti i generi senza fare il  muso?
Come prima cosa... è leggerissimo! Quindi niente più spalle doloranti e muscoli incriccati.
E poi, non ci crederete, non si corre più il rischio di bruciare assi da stiro; a parte l'ironia... 
Ho controllato le istruzioni almeno quattro volte e ho provato più del doppio...
Se vi chiama uno dei vostri turulli perché ha appena fatto la cacca oppure perché il fratello gli ha sfasciato il naso, non si incendia nulla. 
Si chiama tecnologia "Optimal temp" ossia "la piastra calda non danneggia l'asse da stiro". Provate a immaginare la comodità...
A parte che è bellissimo... (non riuscivo a smettere di fare foto) e che non è uno di quegli oggetti da nascondere a tutti i costi sotto il letto, aggiungo che ha tre tasti in croce.
In altri termini, le istruzioni sono cortissime (!!!) perché questo ferro da stiro fa tutto da solo... 
Scelta del tessuto, temperatura... 
E se siete vagamente come la sottoscritta, non è male. Ho stirato persino una giacca nera, lunga... sembrava uscita dalla tintoria. Non ci crederete ma mi sento persino io una brava stiratrice :)

Questo il link diretto al prodotto... andare a vedere che bellino che è.






26 novembre 2013

LA FIGLIA FEMMINA

Stamattina, ore 7,20, accendo il telefono e arriva un WhatsApp (che mamma moderna, vero??)...
Daniela invita alla gonna... un modo per essere solidali con la giornata di ieri.
Ho messo una gonna per andare a lavorare solo nella vita precedente... In altri termini... da quando ho sfornato quattro gioielli, non ne ho più usate... L'impressione costante di essere ridicola.
Ebbene! Alla fine ci sono riuscita; è stato un modo infallibile. O si mette o non si mette. Il tempo per pensarci non c'è, altrimenti tutti i turulli e la sottoscritta arrivano in ritardo.
Dunque lo specchio si consulta il minimo indispensabile...

Nulla di eccezionale; per la maggior parte delle donne è quotidianità.
Per me, invece, è un segno di crescita.
Non facile; i tempi duri non sono passati ma quelli durissimi, in cui non si dorme per ore e ore consecutive, sino a sentire la testa andare a fuoco, sì.
Una volta qua e una volta là, serve.
La cura della persona e la cura del proprio aspetto; è educazione, anche questo è educare.
Gli occhi dei miei quattro ragazzi stamattina sprizzavano gioia. 
Il che mi appare proprio bello!

18 novembre 2013

ACQUERELLO

Ricorda: la famiglia dell'acqua vuole sempre CQ... Intesi?


In rete ci sono tantissimi spunti in merito all'uso degli acquerelli...
Non so scegliere per voi qualcosa di speciale; in settimana ho trovato un libro di lavoretti ormai tritato...del quale è rimasta questa pagina che a me piace molto.
Nulla di speciale ma ci tengo a mostrarvela; tovaglia di plastica per non sporcare (troppo), bicchieri dello yogurt, cartoncini della scatole... Anche vecchi pennarelli a mollo. 
Il risultato di queste tinture è a mio avviso molto bello.
Permette ai bambini di osservare le mescolanze (magiche) dei colori, di tirare il colore e valutare le trasparenze, di osservare il segno.
Se, come noi, avete iniziato con fervore il giro dei malanni autunnali, allora potete tentare una consolazione giocando a colorare con gli acquerelli ;)

11 novembre 2013

LA SOTTOSCRITTA... NATA A... IL....

Scrivo qui e pubblico in rete; in realtà a me sembra di scrivere in modo intimo, le mie opere-parole e omissioni. Per questo non mi piace quando gli amici (reali e non virtuali) mi parlano del blog... 
E per questo sono giorni che spero di farcela a passare da qui.
Mettere in fila le idee, nella speranza di riordinare caos e priorità.
I bimbi crescono. 
I tre turulli piccoli sono nel mezzo dell'ultimo anno di scuola materna. 
E questa volta non commetto gli stessi errori fatti con Franci; prestare molta attenzione a questa fase come cura preventiva per l'inizio di questa deludente scuola dell'obbligo.
Davide si sta appassionando al disegno, inteso a modo suo. I suoi lavori, benché non perfettamente verosimili, a me piacciono tantissimo! Una indiscutibile sua interpretazione del corpo umano, nonché delle case e delle cose.
Rispecchia in tutto ciò che fa, la sua personalità impaziente: non si sofferma, guai a star troppo fermi, meglio non provare piuttosto che faticare.
Così con le maestre, dopo lungo colloquio, fissiamo alcuni paletti per la sua preparazione e il suo comportamento. Ascolta poco… e, ammetto, i suoi amichetti “grandi” a me non piacciono un granché…
Ale è sotto pressione, da un punto di vista scolastico, se così possiamo dire, e da un punto di  vista emotivo.
Come suggeriscono le maestre, occorre prepararlo; lo sappiamo, è un bambino estremamente sensibile… e appena a scuola lo richiamano, piange. 
Non specifico quello che accade a casa: è uno stronzetto, cerca l’attenzione di tutti facendo dispetti grandi e piccoli… Non so proprio immaginare come farà il prossimo anno un bambino che lecca e bacia mani e faccia a tutti quelli che gli passano accanto…Al secondo giorno di scuola elementare, tornerà a casa con un occhio nero…
Chiara risponde già come le adolescenti rompipalle… Scrive e smania per crescere e fa bene; a cinque anni compiuti (ma non vissuti, essendo prematura) ha già perso due denti.
Francesco è diventato un ometto; riesce a tenere i ritmi della seconda elementare… a scuola non è circondato da bambini con cui sente grandi affinità… a volte non ha voglia… però percepisce l’affetto e la stima delle maestre e questo è importante; noi lo gratifichiamo e cerchiamo di trasmettergli la gioia che proviamo per le sue conquiste.
Non è un “primo della classe”, non sembra averne alcuna intenzione e capacità, non ha trovato ancora l’interesse-sport-argomento che lo manda in delirio per l’entusiasmo. Sebbene a volte molto stanco, ci sembra che stia bene…
Ha iniziato catechismo e l’oratorio è diventato un luogo di gioia e famigliarità.
L’insieme dei quattro continua a essere un delirio; Davide cerca di emulare Franci, Ale cerca di essere centrale, Chiara protesta… tutti pesano i grammi di mamma che riescono giornalmente a mangiare, paragonandoli ai grammi del vicino.
Ognuno di loro ha i propri amichetti, si cerca di diversificare lo sport… Ognuno di loro vuole raccontare per primo, essere ascoltato per primo, fare per primo.
E io do i numeri… Perché è un meccanismo che si complica sempre più…
La mia cura di antidepressivo è interrotta ormai da qualche settimana; e con Danilo bloccato a letto da due settimane per ernia alla quinta vertebra, il mio stato d’animo è proprio tanto turbato; molto difficile spiegare.
Alcune reazioni sono fuori controllo, così come lo è la capacità di regolarizzare il sonno e di controllare il pianto. Sono sottoposta nuovamente a scariche di ira…
Chi non sa, giudica con estrema facilità.
Non appare controllabile; uno stato emotivo che non pare controllabile. E ovviamente i primi a subire sono i turulli e Danilo.
Ma poi, al fondo, ci sono anche io. 
Che con la cura dei miei amori sono appagata… benché la testa, alla fine, desidera altro ancora… Vorrei portare qualche soldo a casa… Non per avidità ma per "ricompensa". 
Lo vorrei per tutti noi e per chi ci sta vicino.
Ci sono anche le passioni: vetrini, fotografia… Circondata da bigliettini con schizzi, appunti e idee, sul comodino, nelle tasche, nell'agenda…
Smetto di rispondere al telefono e aspetto che questo senso precario di incapacità e fatica mi lasci in pace.