28 febbraio 2013

ORE INDEFINITE

"Siamo così... è difficile spiegare certe giornate amare..."
Non ci sto tanto riuscendo; oggi, nuovamente, ogni parola pronunciata mi è pesante.
Vorrei essere a casa, a letto. Ho gli occhi pesanti e la nausea del mattino non mi è ancora passata.
Non mi sento bene. Non riesco a concentrarmi, a rilassarmi e a lavorare. 
Non ho voglia neanche di caffè e di leggere su web... e con questo ho detto tutto :)



26 febbraio 2013

LA FOTOGRAFIA MOSSA

Giovani lettori.... lo sapete che quando ero più giovane le fotografie si chiamavano anche "istantanee"?
Potete capire perché osservando qualche fotografia che avete accanto a voi; lo scatto di una macchina fotografica cattura un istante e lo immobilizza.
Se questo non avviene si dice che la foto è mossa.

Una foto mossa dipende da tre fattori.
1 - movimento della cosa che state fotografando
2 - movimento del fotografo mentre scatta 
3 - impostazione della macchina fotografica. In quella automatica (cioè che aggiusta e sceglie da sola la cosa fare) non dobbiamo inserire nessuna istruzione perché è proprio lei che "capisce" cosa stiamo riprendendo e si adatta di conseguenza. 
Si chiama tempo di esposizione il misuratore di questa particolarità delle immagini fotografiche. 
Possono variare da un millesimo di secondo a qualche secondo intero.
Voglio fare qualche esempio per capire meglio; un bambino che corre in bicicletta è molto più veloce e si muove molto di più rispetto a un bambino che fa i compiti. E quindi occorre che la macchina fotografica scatti "molto rapidamente" la foto, in modo da immortalare l'attimo particolare.
In modo simile, se il fotografo è in auto, il rischio che la foto venga mossa è molto elevato perché lui stesso si muove. Se faccio uno starnuto nell'attimo esatto in cui scatto, la foto verrà mossa (e magari molto più bella :)).
Per questo motivo si usano anche i cavalletti. Li conoscete? Eccone uno...
dal web
Il cavalletto si usa per tenere immobile la macchina e permetterle di fare qualche movimento; se non lo avete non preoccupatevi: potete appoggiarla sullo zaino di mamma, su un muretto, su qualsiasi oggetto stabile, nella posizione che a voi occorre.

Guardiamo insieme queste foto; valutiamo chi e cosa si muove.


Questa immagine è stata scattata in auto e, come notate, il paesaggio è mosso in quanto la macchina (cioè il fotografo) era in movimento.

Sotto, invece, il fotografo era immobile ma chi si muoveva era il soggetto, cioè la cosa e/o persona che sto fotografando. Noterete infatti che solamente i bambini sono mossi mentre il resto degli oggetti presenti nella foto (lo scivolo gonfiabile), è fermo.



Per finire, altri soggetti in movimento ma questa volta immortalati in modo istantaneo dalla macchina fotografica. I gabbiani in volo, infatti, possono essere nitidamente osservati in un particolare istante del loro volo. 



Chi di voi volesse approfondire l'argomento con qualche terminologia tecnica in più, lo può fare abbondantemente in rete. Io ho scelto per voi questo link: http://www.fotocomefare.com/tempo-di-esposizione/

E ora una proposta: volete giocare con me e con la macchina fotografica? 
Invita i tuoi bambini a fare delle foto muovendo la macchina fotografica...
Oppure scegli con loro immagini già scattate... Inviatele, con qualche commento, e le pubblicheremo insieme...
E voi, giovani lettori, che ne dite? Esponiamo qualche vostra opera? Volete invitare gli amici a fare delle foto con voi? Il tema: muovere la macchina fotografica, poco e tanto, e guardare le immagini scattate.
A presto e buon divertimento!

24 febbraio 2013

FORMATTARE E RIPARTIRE

Se addirittura il Papa, davanti a tutto il mondo, può dire che non ce la fa (più), allora posso dirlo anche io.
Così martedì sono andata dal mio dottore, abbiamo fatto una bella e lunga chiacchierata, e ho comprato le goccine, quelle per la sera per cercare di dormire e altre goccine, quelle del giorno, per cercare di non crollare.
Da molto tempo prova a convincermi e adesso è arrivato il momento.
Non ne sono contenta ma è inutile che insisto: non ci riesco.
Non piace un blog in cui si leggono sconfitte. Le mamma, quelle fighe delle riviste e dei blog, sono delle eroine imbattibili.
Io, invece, sono svuotata.
In casa c'è un problema dopo l'altro: il cesso (nuovo) che perde, la doccia (nuova) che perde, l'impianto elettrico (nuovo) che salta, la lavatrice (nuova) che non si accende più.
E poi l'assicurazione (scomparsa) per il risarcimento del danno al piano superiore.
I famosi soldi che dovevano arrivare a ottobre e ancora non si sono visti; Equitalia che controlla i nostri 730 e ci scrive una raccomandata (ovvio, non eravamo in casa) per avere un rimborso di 60 euro a testa. 
Calcoli fatti dal Caf e raccomandata da ritirare in posta.
Io scorro Facebook con lo sguardo e vedo le foto di un mio ex insegnante che si gode la pensione con la moglie: Thailandia, Roma, Egitto... 
Francesco è nervosissimo e sta cambiando in un modo che a noi sembra inverosimile. Ci racconta un mondo a noi sconosciuto. Oggi tizio mi ha fatto lo sgambetto e sono caduto e ho battuto il naso. A seguire: mi ha schiacciato un dito in mezzo ai banchi... Arriviamo anche alla "ginocchiata nelle palle".
E quando lo osservo e lui non mi vede, mi accorgo che inizia ad avere delle movenze e dei modi da vero tamarro... e io sono terrorizzata. Non sarà anomalo, a quell'età, prendersi qualche calcio o spintone e io sarò anche una mamma cagacazzo però: non voglio che a scuola (sottolineo scuola) chicchessia sfiori i miei figli! Una volta va bene, due anche ma alla terza...
Stasera ho gli occhi pesanti e il cuore rattristato perché avrei voluto rotolarmi di coccole con i turulli; hanno però le balle in giostra e passano le ore a piangere per dispetti e stanchezze e ripicche, con noi e tra di loro.
Ho votato... E ho guardato sta scheda come mai fatto sino ad ora. 
Non ho avuto il coraggio... e, cosa assai più triste, so che le persone a cui è andato il mio voto non sanno cambiare questo paese.
Nel nostro futuro non ci saranno più nonni in pensione che andranno a prendere nipotini a scuola...
Come vedete son pensieri scollegati ma neanche poi tanto...
Mentre scrivo, Chiara ha un attacco fortissimo di tosse, uno dei suoi, tipici di questa stagione... e anche qui sono disarmata, non capiamo perché e come farla passare.
Penso ai miei amici, alle vacanze estive e alle cene con cui vorrei riempire questa casa che inizio a non amare più.
Ma mi sento svuotata... priva di quella euforia e entusiasmo che tanto mi fanno patire ma che tanto mi fanno produrre.
Ora penso un pochino a me; magari a me e a Danilo.
L'altro giorno ho perso in strada le chiavi della macchina e dopo nove ore le ho ritrovate. 
Sicuramente è di buon auspicio.

18 febbraio 2013

BAMBINO SENSIBILE


In questo ultimo periodo faccio molta fatica a leggere i testi della Montessori.

Come già fatto in passato, vi lascio qualche citazione...
Io mi sento in colpa, a ogni paragrafo che scorre in modo crescente.
Perché l'essere in tanti e il dover comunque sempre mediare, ci impedisce di lasciare ai nostri figli quella libertà individuale di cui, proprio perché bambini, hanno bisogno.



 
"Il bambino è sensibilissimo a tutto ciò che sente dall'adulto e vorrebbe tanto obbedirgli (...)  Il bambino ama moltissimo l'adulto. Quando va a letto vuole sempre vicina una persona amata. (...) 

Ogni sera dice: Non mi lasciare, sta qui vicino a me! e l'adulto: Non posso, ho da fare, e poi, che capriccio è questo? e si pensa a correggerlo, perché altrimenti farebbe tutti schiavi del suo amore! Talvolta il bambino si sveglia alla mattina e va a svegliare babbo e mamma che vorrebbero dormire (...) egli va solamente perché li ama (...) l'uomo andrebbe degenerando e il bambino lo aiuta a salire. 


Se l'adulto non ne fa caso, si perde; a poco a poco si ricopre di una crosta dura e diventa insensibile"




15 febbraio 2013

I GRANDI AIUTANO I PICCOLI

Perché fare tanti chilometri per andare giù nelle Marche tre giorni?
L'autostrada è ormai carissima, poi il gasolio per quella auto enorme che ci contiene tutti... cifre da capogiro.
C'è chi per stare bene e rimettersi in sesto va dalla parrucchiera a rinnovare i colpi di sole oppure compra qualche abito anche se non indispensabile; c'è chi mangia fuori con una certa regolarità e chi compra libri da divorare... 
Lo ammetto: potessi, probabilmente, farei a piccole dosi tutte queste cose. Dovendo scegliere, però, vado giù nelle Marche.
Una gran fatica, economica e fisica e anche emotiva. Siamo mangiati vivi dall'affetto del nostro foltissimo parentame e i bimbi, frequentemente, vanno troppo su di giri...
Come dice Francesco, oggi ho tanta benzina, lavoro bene a scuola...
Andare giù nelle Marche ci riempie il serbatoio del buon umore, dell'energia, della positività.
Mi ricorda, banale lo so, che non siamo soli e che siamo ben voluti.
Mi insegna a non dimenticare che oltre alla quadratura degli orari e alla soluzione di problemi di breve e lungo periodo, c'è la famiglia.
Mi ricorda e dimostra che si può superare l'ostacolo mantenendosi aperti al mondo, all'accoglienza e alla vita.
Mi mostra che l'unione fa la forza e che non siamo i soli ad avere complessità quotidiane.
Con i miei cugini e i miei zii non c'è una frequentazione "quotidiana"; a volte questo mi pesa ma non sempre. Sono nata in altra città e gli amici raramente sono stati condivisi; così i luoghi, le scuole ecc...
Sento però che con qualcuno di loro ci unisce un filo, un pensiero, un qualcosa che in qualche maniera ci accomuna: di fronte a un bivio, faremmo quasi tutti la stessa scelta.
Banalmente, quello che unisce mia mamma ai suoi fratelli e alle rispettive famiglie è l'amore; ed  è quello che stiamo imparando a trasmetterci anche noi. I miei turulli costruiscono rapporti di affetto e di confidenza importanti. I più grandi aiutano i più piccoli: da una generazione all'altra e a scendere.
Zio Armando accarezza il viso della mia mamma, la sua sorellina, nonna di otto bimbi; e poi stritola la mia mano, forte, come incoraggiamento, dicendomi: "io di figli ne ho avuti cinque, ti capisco bene..." e mi mette un braccio sulle spalle; poi accompagna i miei turulli a vedere il trattore di Giacomo.
Così, i figli dei miei cugini più grandi, adulti a loro volta, stanno supervisionando i progressi e le conquiste di questi... cugini di non-so-che-grado... che sono i miei figli.
Le colline marchigiane sono parte integrante.
I racconti della vita passata, il paesaggio, il profumo e i suoni.
Ancora ricordo, alle elementari: scrissi che le colline marchigiane sono bellissime perché sempre diverse. "Sono come una stoffa scozzese".
I colori e le luci delle stagioni. Il verde è verde. Uno spettacolo mutevole, in continuo rinnovamento (scaccio dalla mente la distesa di pannelli solari al Vaccarile).



Guardate questa foto.
Tre generazioni rappresentate dal più grande al più piccolo.
Mia mamma, Maria, è l'ultima figlia di Amedeo e Rosa; accanto a lei Armando, il più grande di undici fratelli. 
Poi ci siamo Claudio ed io. Lui è il cugino più grande e io la più piccola.
Infine, i pronipoti. Emanuele e Linda...
Guardo e riguardo questa foto.
E ci vedo tanta bellezza.






14 febbraio 2013

IL VALORE DEL TEMPO




Un vecchio e un bambino si preser per mano 
e andarono insieme incontro alla sera; 
la polvere rossa si alzava lontano 
e il sole brillava di luce non vera... 
(...)
I due camminavano, il giorno cadeva, 
il vecchio parlava e piano piangeva: 
con l' anima assente, con gli occhi bagnati, 
seguiva il ricordo di miti passati... 
(...)
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste, 
e gli occhi guardavano cose mai viste 
e poi disse al vecchio con voce sognante: 
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"
(F. Guccini)

8 febbraio 2013

SUPERFAMILY CARD



E va bene...
Su Facebook la notizia arriva velocemente: il Carrefour ci vuole aiutare!
E noi accogliamo lo slancio di generosità e ci precipitiamo a fare la nostra tesserina. Ammetto, ingenui lo siamo stati: se ti dicono che lo sconto è sui "prodotti freschi" (esclusi i surgelati...) è inutile comprare un quaderno a quadretti per Franci, un bastone per lavare il pavimento, quattro confezioni di detersivo liquido.
Mi sembra così assurdo, però, non avere uno sconto su queste robe di ordinaria follia che in qualche modo mi ostino e mi precipito a fare la spesa.
Logisticamente, per noi il Carrefour non è molto comodo; così, con grande fatica e tanto sacrificio (ultimamente nei centri commerciali mi viene ansia fortissima che toglie il respiro) vado a fare la spesona.
E prendo anche prodotti per colleghi e parenti vari.
Bene; su una spesa di 170 euro, lo sconto è stato di meno di quattro euro. E non ho avuto punti sulla carta SpesaAmica = possibilità di sconto (questa informazione non è stata data).
Giusto giusto su quel pochetto di pesce che ho preso; niente pasta, niente prodotti per l'igiene...
Lavoro 7,15 ore al giorno, più o meno; sto fuori casa tutti i giorni dal mattino presto sino alle 17,00 perché a questi tempi aggiungiamo gli spostamenti e l'accompagnamento di quattro figli a scuola.
Tranne in rari casi, ciò che resta della giornata lo trascorro da sola con i miei figli.
Fare la spesa non è per noi una faccenda semplicissima...
Però... Come direbbe Slela, sapevatelo... 
Se i soldini dovete necessariamente contarli per gestire bene le vostre risorse, andate a fare la spesa altrove, perché lo sconto Carrefour è una presa in giro... 
Al mercato (che certo non è facile da frequentare se si lavora) il formaggio e lo yogurt a km zero lo pagate meno... e non occorre ringraziare per il prezzo di vendita...
E se al mercato proprio non è possibile andare, io scelgo la Coop... che mi fa sentire "meglio"!

6 febbraio 2013

UNA TRAVE E L'EQUILIBRIO

Il mio momento professionale, se così si può dire, non è favorevole...
Da quando ho avuto i figli, la mia carriera è in picchiata... verso il basso! E dire che le donne, grazie alla maternità, diventano enormemente efficienti (provate a girarvi e chiedere a una donna-mamma accanto a voi quante faccende legate ai figli, alla casa, al marito, al lavoro ecc... ha gestito nella trascorsa giornata).
Il mio piccolo e sfigato blog non viene neanche citato, insieme a svariati altri siti, come blog di mamme di gemelli... Mai una piccola citazione, da nessuna parte...
Insomma: in questo periodo ci ho la sindrome del brutto anatroccolo!
Ho un contratto a tempo indeterminato e il mio stipendio, drammaticamente, è indispensabile per le economie domestiche. Lo so, il contratto è una manna dal cielo.
So che è una gran fortuna; solitamente nel mio ruolo e profilo professionale si è abituati a sentire parlare in un italiano abbozzato. Nessuno si stupisce se un assistente tecnico della pubblica amministrazione non coniuga correttamente i verbi...
La mia splendida carriera all'interno della scuola è stata a volte intervallata da incarichi come docente...
Ho partecipato, nel ruolo da tecnico, a progetti e attività non connesse al mio profilo, per così dire... Lavori poco remunerati, se non gratuiti, molto gratificanti; lavori progettuali.
Perché alla fine questo lo so fare bene e questo mi piace, tantissimo: progettare.
Progettare una vita familiare, progettare una attività di formazione, progettare una immagine, progettare contenuti di un blog... Progettare...



Da quando ho tanti figli sono poco affidabile (dicono, con affetto) e lentamente sono uscita dal giro.
Da quando ho tanti figli non posso più lavorare senza un guadagno.
Lavorare mi è sempre piaciuto tantissimo; all'università lavoravo e se avevo poche cose da fare, inventavo altri lavori (disegnare le vetrine, tingere la carta a mano...). Poi, a un certo punto della vita, incontro un uomo con cui voler condividere le cose di tutti i giorni. Lui ha un figlio e qualche anno in più. Le scelte che ne conseguono sono basate sulle priorità di entrambi.
Il lavoro è nella mia testa, è una potenzialità che nel tempo fermenta e lievita, grazie anche all'età e alle esperienze maturate. 
La mia capacità di produrre servizi-qualità-creatività-progettualità non diventano obsolete come certe competenze informatiche...
Il "momento giusto" arriverà...
Il mio corpo, invece, ha dei tempi, e così anche l'equilibrio nei rapporti tra adulti e bambini...
Decidiamo di avere dei figli... E abbiamo lottato.
Se la testa e il corpo sono invasi da quattro figli di cui tre nati contemporaneamente, poco resta da mettere in campo.

Da qualche settimana stanno emergendo ricordi, desideri e stimoli passati che muovono la mia testa in avanti...
Ho tantissima nostalgia del lavoro di gruppo, ho nostalgia di un certo tipo di docenza, ho nostalgia di "cose più elevate"... Non sono capace di esprimere in altro modo...
Faccio un esempio: stamattina sono accorsa in aiuto di quattro allievi di prima per quattro volte  in un'ora perché "si spengono da soli i computer"... si spengono perché si divertono a staccare a metà le prese della corrente; alla prima vibrazione, ko.
Ieri... Ho dovuto rintracciare due ragazzini per chiedere di venire a ripulire due monitor precedentemente usati come bersaglio delle loro palline insalivate...
Non male, vero?

Un insegnante da poco ha mostrato a una dozzina di ragazzini di un terza superiore uno schema statico...
Avete presente quando scappa uno starnuto... quando proprio non ce la potete fare a stare zitti?
Bene, Giancarlo, il docente, parla della forza centrata e perpendicolare su una trave... E aggiunge: "Voi siete grafici e fotografi... tutto sommato questo discorso potrebbe anche non interessarvi....".
Ma come... non interessa il concetto di equilibrio e di staticità? Madddaiiiiiiiiiiiiiiiii.....
Esco, dall'angolino defilato in cui sto appollaiata e, piena di entusiasmo, intervengo... E propongo ai ragazzi un parallelo tra questa trave e una fotografia da comporre... 
Regola dei terzi, equilibri, manifesti da progettare... cosa accade se sulla trave si sposta il peso? Insomma... robe che aprono la mente di chi fa comunicazione...
Qualcuno si è nascosto dietro al monitor del pc perché gli veniva da ridere; non un cenno, uno stimolo per proseguire nei ragionamenti in modo collettivo e partecipato.
E, dopo poche ore, l'insegnante ripete alla classe successiva: "Voi siete grafici e fotografi... tutto sommato questo discorso potrebbe anche non interessarvi...."



5 febbraio 2013

SOGNI PROIBITI

So... so che adesso vi aspettate un racconto che parla di quelle robe; ma proprio non posso farlo... no, soprattutto da quando le mie splendide nipotine leggono questo blog (che emozione!).
Vi racconto ugualmente un altro sogno proibito...
Vi è mai capitato di fare un giro a Palazzo Reale, in un orario improponibile, senza altri visitatori accanto a voi... e di immaginarvi con un bellissimo abito d'epoca, a ballare nel salone con un fantastico ometto oppure di camminare nei corridoi e nelle sale...
Il mio sogno proibito è molto simile...
Lavoro in un istituto molto grande; gli ambienti sono distribuiti in due differenti ali. 
I corridoi sono tantissimi e grandi.
Li ho percorsi centinaia di volte, da studentessa, da docente e da tecnico; al mattino prestissimo ma anche di sera tardi.
Corridoi larghi e lunghi... per correre e andare.
La mancanza di spazio è un tema ricorrente nella mia esistenza; da bambina ho visto per anni i tanti sacrifici del mio babbo e della mia mamma per lasciarci, in quel guscio di noce che era la portineria in cui vivevamo, qualche metro in più a disposizione.
Molto spesso ho immaginato i miei turulli (magari accompagnati da qualche amichetto... tanto qui c'è spazio per tutti!) saltare liberamente e godere di questi ambienti dai soffitti altissimi che ben si prestano al loro divertimento.

Una sera qualunque, di una settimana qualunque, i bimbi ed io abbiamo deciso di fare una sorpresa a Danilo che aveva consigli di classe sino a tarda serata...
Siamo venuti, dopo la loro scuola, in altra scuola, questa dei grandi...
E abbiamo fatto un giro per corridoi e piani.
Siamo arrivati al quarto, dove lavoro io, e abbiamo goduto della vista di Torino al tramonto...
Poi siamo scappati dalla parte opposta e ci siamo divertiti come dei pazzi...
Trattenendo un pochino il fiato (e metti caso che spunta qualcuno a farmi un mazzo tanto...), ci siamo concessi qualche trasgressione (non si corre mai nei corridoi :))...
Evviva! Ricorderemo a lungo... molto a lungo...












4 febbraio 2013

THINK-ETS

dal web

dal web

dal web

Già in passato ho raccontato delle mie grandi buste dove conservo articoli e notizie che per vari motivi  mi hanno colpito... Oggi ho sfogliato e riordinato una parte del materiale...
E mi è saltato all'occhio un trafiletto che recensiva questi giocattoli pensati e prodotti in Colorado.
Mettere in borsa una confezione per ognuno dei figli, è una abitudine praticabile anche da chi, come noi, di turulli ne ha molti :)
A mio avviso sono belli e enormemente interessanti, per la praticità ma soprattutto per la libertà che lasciano al gioco dei bambini.

"Prendere 15 piccoli tesori da tutto il mondo, usarli in 10 modi diversi, tra cui narrazione, rompicapo, giochi di memoria e persino un gioco di strategia. Ideale per la casa, ristoranti, sale d'attesa. In quanto ogni sacchetto ha un diverso insieme di oggetti  (per gli amanti della spiaggia, delle fate e di sport. (...) Ogni gioco ha 15 gingilli in miniatura provenienti da tutto il mondo e il libretto di istruzioni".

I bambini sono tra gli esseri più creativi che io conosca!
Francesco è da molto tempo che colleziona piccoli oggetti così.
Lui ne ha una grande scatola stracolma; e dentro c'è tutta la sua (personale) "genialità".
Ogni gingillo ha una sua storia e lui non ne dimentica una.
Guai a fare pulizia a sua insaputa...
Quando vuole rilassarsi, si mette da qualche parte, a casa, con il suo bagaglio... Tira fuori tutto, guarda, seleziona e tra un "mamma, ti ricordi..." e una discussione con qualcuno dei suoi fratelli che tocca senza essere stato preventivamente autorizzato, trascorre ore.
Solitamente, ne tiene con se una manciata e ci gioca nelle ore o giornate successive...
Il contenuto: qualche sorpresina di varia origine, carte, bulloni, spille e portachiavi, animali in miniatura, contenitori, scatoline, sassi e palline particolari, pezzi di giocattoli rotti, carte di caramelle, colle stick vuote, tappi ecc...
Questo contenitore variegato è grande fonte di ispirazione (e esempio), per tutti... 

per info http://www.think-a-lot.com

1 febbraio 2013

GIOVANNA: un insegnante


Dopo tanto tempo, Giovanna. Ecco le sue ultime riflessioni...
http://dorialino.blogspot.it

Prima di tutto un insegnante è un educatore, colui che deve “tirare fuori” dal bambino: il lato più bello, i suoi saperi, le sue competenze. Perché il bambino è già competente, lo è quando arriva al nido, ancora di più alla scuola elementare. Sicuramente il tempo delle coccole, dell’attesa su tutto, del gioco e basta, alla scuola elementare non ha più un valore come prima, ma il rispetto dell’essere bambino, quello non deve mai mancare.
Mi capita di venire a conoscenza di insegnanti che fanno le differenze, che dicono ai bambini che se non obbediscono a una loro richiesta (non sempre educativa) prenderanno una nota.
Ho visto bambini piangere perché offesi.
Sono sicura che chi come me ha scelto un campo meraviglioso com’è l’educazione nell’infanzia si dissocia da questa modalità.
Chi pensa che educare ed insegnare è un mestiere e basta, mi ascolti e cambi lavoro.
La nostra è una “mission”, noi abbiamo delle responsabilità enormi, aiutiamo i bambini di oggi ad essere gli adulti di domani. E non solo, ma uomini e donne, cittadini, madri e padri. Ai nostri bambini insegniamo che devono fidarsi degli adulti dei quali si fidano mamma e papà. Io alla mia bambina voglio trasmetterle quali sono i messaggi sicuri, i  luoghi sicuri, le persone sicure.
La scuola non deve mai tradire in termini di sicurezza. Se un insegnante sbaglia dovrebbe avere il coraggio di dirlo, perché no, anche al bambino.