8 agosto 2012

DON FABIO

Scrivere questo post è difficile perché mi sembra di doverci mettere dentro tutto e tanto; e ho paura di "dimenticare".
Scrivo quello che ho vissuto io e, certo, non è cronaca e verità... Questo è il mio punto di vista e il mio sentimento.
Ho l'impressione che lui forse abbia compreso molto bene il senso della vita. O forse no, forse era solo "fatto così".
Fabio, maggio 2005, il giorno del nostro matrimonio

Io ho tanti cugini; siamo cresciuti in momenti diversi e in luoghi diversi. 
Da adulto ti accorgi che con qualcuno c'è una sorta di estraneità, con altri ci sono similitudini e affinità, con altri ancora ci sono legami irrazionali e importanti. In qualche modo i cugini sono come dei fratelli e delle sorelle.
Fabio è mio cugino, uno dei tanti; uno dei più storditi e imbranati, un omone che aveva le movenze poco delicate e che non intendeva presentarsi come un vincente (nello stile, nelle scelte, nelle abitudini).
Questo modo suo di atteggiarsi e di scegliere è stato, quando più quando meno, accettato, così come si accettano gli eventi che si muovono in famiglia. Le critiche, però, quelle non se le è risparmiate. Non so dire se abbiano in qualche modo interferito con il modo di vivere e con il sentimento di Fabio, questo non lo so immaginare.

No, di consueto e ordinario Fabio non aveva molti atteggiamenti ed è per questo che a me il cancro, proprio al cervello, è sembrato un segno scritto con la stessa identica penna.
Tra la realtà e la malattia, per settimane, c'è stato un confine indefinibile che, con persone ben più inquadrate, non ci sarebbe stato.

Fabio è uno dei "cugini giovani", quelli del mio taglio più o meno di età.
Il suo babbo, zio Peppe, è morto a 59 anni ed è il terzo fratello dal basso degli otto di mamma (lei è l'ultima, la più piccola - io sono la cugina ultima, la più piccola).
Le prime immagini che mi arrivano sono quelle degli anni insieme, quelli in cui si era più figli che padri, quelli in cui si passavano ore d'estate insieme. 
Io, di Fabio, ricordo benissimo i piedi, sempre nudi e neri, mentre si stava davanti casa di zio Natale e zio Armando.
Ricordo le spalle larghe, quando si arrivava insieme alla Madonnina; maglietta a terra e subito di corsa in acqua a fare il bagno.
Io vedo Fabio nuotare a farfalla.
Alto e grosso, mi ha preso sulle spalle infinite volte per farmi tuffare o per fare la battaglia tra cavalli.
Ricordo quando, neo patentato, di ritorno dal mare, si è preso uno dei tanti cazziatoni che zio molto spesso gli riservava: aveva inchiodato col giallo e non era passato.
Zio Peppe: ho nelle orecchio il meraviglioso accento romagnolo e quel tono ragionato e ansioso e pianificatorio che da giovane vedevo anche nella mia mamma e oggi vedo splendidamente in me.
Di Fabio ricordo il suo disgustoso modo di mangiare, la sua fisicità prorompente, i capelli perennemente fuori posto, il suo sorriso e la risata ... che non ho visto mancare mai... Quante volte ci siamo domandati se ci era o ci faceva...
Ricordo con tantissima tenerezza il suo soggiorno a Torino per fare il militare; eravamo stati bene, fuori da Marche e Romagna, dove in parte si cercava di essere quello che gli altri desideravano.
Negli anni del seminario io Fabio l'ho visto e sentito poco; sono gli stessi anni in cui cercavo di dare una direzione alla mia vita; la laurea, la convivenza, il matrimonio e la ricerca dei figli. Ho sempre avuto sue notizie da mamma (la sua madrina) che invece al telefono lo sentiva spesso. Mamma ha sempre avuto il grande pregio si riportarci tutte ma dico tutte le notizie della famiglia allargata.

La sua malattia ha camminato parallelamente alla malattia della mia amica Nicoletta, la mamma dei tre gemelli  nati 12 ore prima dei turulli; tante volte ho pensato che Fabio avrebbe barattato la sua vita per quella di Nicoletta, neo mamma di tre splendidi bambini. E invece se ne sono andati tutti e due nello stesso mese, a distanza di pochi giorni.
Fabio malato in ospedale io non sono andato a trovarlo mai... 
Sono andata al suo funerale perché volevo stare "insieme". E sono contenta di averlo fatto. Perché è poco descrivibile quello che, al cuore di tutti noi, è arrivato quel giorno e nei giorni da li in avanti.
Certo, dice R., altra cugina: Fabio, negli anni passati, lo sapeva che aveva un atteggiamento che non era né condiviso né condivisibile... 
Sta il fatto che ha realizzato più, molto di più.... di quanto noi non immaginassimo, di quanto non ci si aspetta da una persona "come" Fabio.

tratto da: multimedia.quotidiano.net
http://multimedia.quotidiano.net/data/images/gallery/2011/26640/38.JPG

tratto da: corriereromagna.it
http://www.corriereromagna.it/sites/default/files/foto-gallery/2011/09/16/5406.jpg?1316167426

tratto da: corriereromagna.it
http://www.corriereromagna.it/sites/default/files/foto-gallery/2011/09/16/6527.jpg?1316167427
Dei miei tanti cugini, due se ne sono andati.
Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa: A. che tutte le persone valgono.
Fabio che si possono giudicare i modi delle persone ma non il cuore; il cuore è altro e non si può "valutare".







Nessun commento:

Posta un commento