2 maggio 2012

FRA: SCELTA SCOUT


A marzo sono stata per tre giorni ad un CFT in zona Faleria…… Sono stata ad un Campo di Formazione Tirocinanti nel Fermano. 

Lo scopo del campo è, come dice il nome stesso, quello di formare i capi giovani nella scelta e attuazione del servizio educativo che compiono con i bambini e i ragazzi.
Il CFT è il primo dei tre campi, proposti dall’AGESCI, a cui è necessario partecipare per tutelare il diritto di bambini, ragazzi, e giovani ad essere seguiti da persone che abbiano fatto scelte solide e acquisito adeguate competenze.
Questi tre giorni sono stati intensissimi, ci siamo interrogati sul nostro percorso di fede, abbiamo parlato e approfondito il significato del patto associativo dell’Agesci, del progetto educativo di gruppo, di che cosa significhi educare secondo il metodo scout e i valori che BP ci ha insegnato, di che cosa significa SCELTA SCOUT.
“Il Patto associativo è il legame che esprime le scelte fatte dai Capi e dagli Assistenti ecclesiastici dell’Associazione, l’identità, l’impegno e le speranze che tutti condividono.
È rivolto anche alle famiglie dei ragazzi e a tutti coloro che sono interessati al problema dell’educazione”. 
Il Patto associativo tratta tre punti: la scelta scout, la scelta cristiana e la scelta politica. Riporto le parole riguardanti il primo punto.

LA SCELTA SCOUT
“I Capi testimoniano l'adesione personale alla Legge e alla Promessa scout. Svolgono il loro servizio secondo il metodo e i valori educativi dell'Associazione, che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di Baden-Powell, dalla Legge e dalla Promessa.
Il metodo scout attribuisce importanza a tutte le componenti essenziali della persona, sforzandosi di aiutarla a svilupparle e a crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.
Il metodo è fondato sui quattro punti di B.-P.: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo.
Intendiamo valorizzare e far crescere i doni di ciascuno, al di là delle differenze e a partire dalla ricchezza che la persona è ed ha.
Il metodo si evolve ed arricchisce nel corso della storia associativa e si caratterizza per:
L'autoeducazione
Il ragazzo è protagonista, anche se non l'unico responsabile, della propria crescita, secondo la sua maturazione psicologica e la sua età. Il Capo, con intenzionalità educativa, fornisce mezzi e occasioni di scelta in un clima di reciproca fiducia e di serena testimonianza che evita ogni imposizione.
L'esperienza e l'interdipendenza tra pensiero e azione
Lo scautismo è un metodo attivo: si realizza attraverso attività concrete. Il ragazzo è aiutato dal Capo a riflettere su tali esperienze per conoscere se stesso e la realtà, così da poter giungere gradualmente a libere valutazioni critiche e a conseguenti scelte autonome.
La vita di gruppo e la dimensione comunitaria
La persona sviluppa le proprie potenzialità vivendo con gli altri in un indispensabile rapporto di età e di generazione, che fa crescere Capi e ragazzi. In questo modo è possibile sperimentare una forma di vita fondata sull'accoglienza delle reciproche diversità e sulla fraternità, dove ciascuno è impegnato a mettersi a servizio degli altri. Nella comunità si vivono le possibili dinamiche politiche che si incontrano nel quotidiano. Il piccolo gruppo è laboratorio e palestra che, aiutando a costruire strumenti interpretativi della realtà e a sperimentare modalità di partecipazione, educa a una cittadinanza responsabile.
La coeducazione
Le Capo e i Capi dell'AGESCI condividono la responsabilità educativa e testimoniano l'arricchimento che viene dalle reciproche diversità. Nel rispetto delle situazioni concrete delle realtà locali e personali e dei diversi ritmi di crescita e di maturazione, offrono alle ragazze e ai ragazzi di vivere esperienze educative comuni, al di là di ogni ruolo imposto o artificiosamente costituito. Crescere insieme aiuta a scoprire ed accogliere la propria identità di donne e uomini e a riconoscere in essa una chiamata alla piena realizzazione di sé nell'amore. La coeducazione apre e fonda l'educazione all'accoglienza dell'altro.
La vita all'aperto
Giocare, vivere l'avventura e camminare nella natura insegna il senso dell'essenziale e della semplicità, permette di essere persone autentiche che colgono i propri limiti e la necessità di aiuto e rispetto reciproco tra noi e con tutto il creato. Capi e ragazzi sperimentano il legame tra l'uomo e la natura come espressione di un unico disegno di Dio creatore, che ci ha posti come custodi attivi e responsabili del suo giardino.
Il gioco
Il gioco è un momento educativo in cui, attraverso l'avventura, l'impegno e la scoperta, il ragazzo sviluppa creativamente tutte le proprie doti, cogliendo meglio limiti e capacità personali, impara a riconoscere le regole e a rispettarle con lealtà.
E' una costante e progressiva esperienza della comune aspirazione alla gioia, dispone all'entusiasmo, al senso del gratuito, all'apertura al nuovo, alla ripresa fiduciosa dopo ogni insuccesso, all'accettazione e al completamento reciproco.
Il servizio
Il valore educativo del servizio tende a portare l'uomo a realizzarsi nel "fare la felicità degli altri". E' impegno graduale, concreto, disinteressato e costante ad accorgersi degli altri, a mettersi al passo di chi fa più fatica ed a condividere i doni che ciascuno porta. La conoscenza della realtà e delle sue contraddizioni mostra come e dove operare, nello spirito di Cristo, per il bene comune dei fratelli e per il cambiamento di tutto ciò che lo ostacola.
La fraternità internazionale
Lo scautismo si incarna in modi diversi nei vari Paesi, vivendo i propri valori nella specificità delle differenti culture. Capi e ragazzi dell'AGESCI, nel legame coi loro fratelli nel mondo, vivono la dimensione della fraternità internazionale, che supera le differenze di razza, nazionalità e religione, imparando ad essere cittadini del mondo e operatori di pace.”



Chiudo con una frase che ci ha detto il capo campo e che mi torna spesso in mente, forse anche in vista del lavoro che vorrei andare a svolgere, e che vuole essere una spinta a mettersi continuamente in discussione e uno stimolo a mantenere viva la nostra curiosità, verso una formazione costante: Non permettiamo che le nostre incompetenze privino i ragazzi di fare esperienze”.



Non so se con questo articolo sono in tema con ciò che Lori pensava avremmo scritto della nostra esperienza scout. In questo periodo però sto scoprendo tutta l'intenzionalità mirata e accurata con cui i capi preparano attività e giochi; tutto il tempo (e ce ne vuole parecchio...) che dedicano ai ragazzi e alla "promozione" del metodo scout. Scelte e azioni dietro alle quali c'è una attenta logica, ovviamente sconosciuta al ragazzo, che mira a favorire e far emergere competenze e sviluppo del ragazzo stesso.

Mi è sembrato importante quindi far conoscere brevemente parte del documento cui hanno aderito tutti i Capi scout italiani appartenenti all'AGESCI.


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