14 giugno 2011

USCIRE DI CASA - racconti

foto Loretta Campomaggi
I nostri gemelli a settembre compiono tre anni; uscire di casa non è più complicato come in passato… ma neanche semplicissimo.
Sorvoliamo sui tempi della preparazione… Siamo quasi sempre di corsa perché dormire-cambiarsi-preparare merenda-pipì-scarpe-felpa… di tempo ne occorre.
Ad ogni modo, uscire si esce…
Si stanno consolidando con nuovi amici, sane abitudini e tempo trascorso insieme; si riesce ad avere aiuto, a volte anche a parlare (!!!), ad avere dei riferimenti…senza mai trascurare i bambini.
Ora, la faccenda è questa: anche se quando usciamo siamo in due, non è semplice controllarne quattro che corrono e giocano, in mezzo agli altri bimbi.
Se poi ci troviamo a guardare anche i bimbetti degli altri… non vi dico lo stato d’animo.
Un pomeriggio di questa settimana, uno dei pochi senza temporale, siamo andati ai giardini.
Dopo un’ora Danilo ed io ci siamo guardati; senza dire una parola ci siamo capiti.
Saremo diventati stronzi? E più egoisti di quanto già eravamo?
Non è semplicissimo per noi stare dietro a ognuno di loro; anche se ormai sono cresciuti e hanno la percezione dello spazio, cadono, si arrampicano in malo modo, mettono in bocca e toccano schifezze…
E stiamo alla dovuta distanza dai temi legati ai bimbi rubati…
A un certo punto ci siamo accorti che stavamo badando a sei fanciulli; uno affidato da una conoscente che ha portato il figlioletto più piccolo al bar… Certo, la sorella è grande, peccato che si è messa a giocare a nascondino, non la trovavamo e ho perso dieci anni di vita… come se non bastassero quelli che perdo per i miei…
L’altro bambino non lo abbiamo mai visto, così i genitori; il papà si è "dichiarato" dopo una mezz’ora che suo figlio stava con noi.
Con i miei bimbi ha condiviso (diciamo così) la nostra merenda, i giochi e anche qualche rimprovero mio (dire a Davide di non giocare con i giochi di Francesco no!).
A tutti i costi ha preteso di bere l’acqua dalla bottiglia dei miei figli… a quel punto gli ho chiesto per favore di andare dalla mamma o dal papà e farsela dare da loro… Si è arrabbiato molto…
Però è andato…
Riuscire in un certo tipo di sensibilità non è da tutti; molte e molte e molte cose vengono fatte senza volontarietà.
Certo è che la classe della mia amica Stefania io non me la sono fatta scappare; incontrandoci nei giorni di festa, a lei è capitato di prendere al bar qualcosa per le sue figlie. Mai è mancato un piccolo gesto anche per i miei, un pacchetto di patatine da dividere, due barrette di cioccolata per quattro (che è il modo che usiamo sempre noi per non affogare)…
E neanche la grazia e la gioiosa disponibilità di Giovanna mi perdo, pioggia e impegni permettendo…
Alla fine del nostro pomeriggio ai giardini, la conoscente è stata cortese; suo figlio ha consumato al bar per non “tentare” i miei (e ne sono stata felice); il papà misterioso che temevo si arrabbiasse per l’acqua negata… si è allontanato con il bimbetto arrabbiatissimo e in lacrime e mi ha anche, sorridente, salutato con la mano…
Tutto è andato bene. Anche sta volta indenni e contenti per aver passato qualche momento spensierato (!!!) e in compagnia…
foto Loretta Campomaggi

Nessun commento:

Posta un commento