25 giugno 2011

UNA MAMMA COME ME



foto Loretta Campomaggi

Nicoletta ha un tumore, forse anche più di uno.
Lei è come me mamma di tre gemelli nati 20 ore prima di Davide, Alessandro e Chiara.
Ci siamo conosciute nel reparto del Sant’Anna dove eravamo entrambe ricoverate.
A settembre sono tre anni.
Da quando abbiamo lasciato le incubatrici non ci siamo più viste ma abbiamo mantenuto vivo il nostro rapporto al telefono.
Ha condiviso i racconti della sua malattia che si è manifestata quando i piccoli avevano 6 mesi.
Sembrava tutto sorpassato ma non è così.
Oggi siamo andati tutti a casa sua…
Ci hanno accolto con un affetto e un amore che raramente ho trovato. Per almeno dieci volte Nicoletta mi ha detto che la nostra visita è una festa.
Lontano dalla loro terra natia da molti anni, abitano in val Chisone, tra Pinerolo e Sestriere.
Da quando ho visto il corpo di babbo rimodellarsi a causa del cancro mi sono ripromessa che avrei fatto di tutto per non rivivere esperienze così, almeno se possibile…
I bambini non capiscono quando il corpo di una giovane donna del 1977 è consumato e sfatto dal male; quindi può sembrare tutto normale.
I nostri 6 bambini hanno occupato tutte le incubatrici di una stanza del CNR del Regina Margherita. Della ragazza che ho salutato il giorno delle dimissioni resta solo la voce… e le loro foto sul mobile del soggiorno.
In quei 10 occhi non ho visto neanche un momento di commiserazione e tristezza; i loro bimbi non si sono mai lamentati di nulla; i nostri, in parte giustificabili per la stanchezza e la mancanza di sonno, sono stati insopportabili…
Durante la nostra breve passeggiata, i sette cuccioli hanno iniziato a giocare a una fontana…
Come sempre quando si gioca con l’acqua, hanno iniziato a bagnarsi, da maglietta a scarpe. “Piano, non così, fate piano, attenzione..”. E Nicoletta rideva “Ma sì, è acqua, fa caldo”… Poi suo marito ha iniziato a insistere e così, lentamente, li abbiamo allontanati…
Siamo rimaste sole e Nicoletta mi dice: “Lasciate che giochino tranquilli… anche se si sono bagnati… voglio che resti a tutti loro un bel ricordo di questa giornata passata insieme…”
Così mi domando, in mezzo a qualche lacrima nascosta, guidando verso casa e scrivendo stasera: “Ma chi cazzo sono io per pensare di potermi lamentare? E di cosa, poi? Della casa piccola? Loro vivono in camera e cucina e i bimbi non se ne sono accorti… Mi lamento perché vorrei dare loro mille opportunità? Futuro? Vorrei guadagnare di più… Un lusso pensare al futuro che non tutti possono permettersi…”

2 commenti:

  1. Purtroppo questa è la natura umana.
    Siamo spinti a desiderare sempre più di ciò che abbiamo. Ma non per ingordigia; quando abbiamo figli, desideriamo solo che siano felici.
    Non c'è niente di male in questo.
    Ma poi arrivano fatti come quello che racconti, e come quello che ho raccontato anch'io tante volte nel mio blog, e si ridimensiona tutto.
    La sfida è continuare a ricordarselo ogni giorno.
    Mi dispiace per la tua amica, queste cose non dovrebbero accadere, mi fanno venire una rabbia che non hai idea.

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  2. su questo blog un pochino sfigato e con pochi lettori sto incontrando delle persone fuori dall'ordinario. GRAZIE! scrivi cose che condivido... e lo so, non è innaturale ciò che desidero... ma con qualcosa mi devo pur arrabbiare, prima di accettare... e di piangere sino al mal di testa... e così mi arrabbio con le mie pretese... anche se le giustifico un abbraccio

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